Vincenzo Romano – Mezzosangue

51gCAdtw2OLDESCRIZIONE: Kai, da cacciatore, è diventato preda. La sua ricerca si è trasformata in una fuga disperata. Un misterioso assassino lo tormenta da settimane con agguati continui, limitandosi a ferirlo e scappare. Il bosco nelle vicinanze di un piccolo villaggio sembra essere il luogo scelto dal suo persecutore per concludere quel gioco crudele. Kai cade, attende il colpo di grazia.
Narog è un giovane mezz’orco. Vive con il suo patrigno nel piccolo villaggio di Craughway dove solo in pochi conoscono il suo segreto. Un giorno, mentre è a caccia nella foresta che circonda il villaggio, si imbatte in uno scontro mortale.

RECENSIONE: La copertina mi piace moltissimo tanto da emergere tra la miriade di libri di autori esordienti che sgomitano sui social postando le loro opere in ogni gruppo fantasy. Lo avrei comprato soltanto per quella. Comincio a leggere e gli ingredienti per una buona storia sono serviti immediatamente, non ci si può certo lamentare che l’autore si dilunghi a descrivere l’ambientazione. Il lettore viene subito proiettato nella foresta al cadere delle prime nevi a seguire le orme di un cacciatore particolare, di nome Narog, il protagonista del romanzo. Incominciano però anche le prime perplessità, un cacciatore esce a raccogliere prede dalle trappole armato di pugnale, arco e anche una “scure” legata dietro alla schiena che nel momento del bisogno diventa “un’enorme ascia”. Non lo considero spoiler poiché siamo nella prima pagina, sappiate però che sto per svelarne il contenuto (delle prime due pagine si intende). Il nostro cacciatore si imbatte in un regolamento di conti e interviene proprio nel momento giusto per bloccare il colpo di grazia che avrebbe ucciso un giovane come lui. In qualche modo il povero cacciatore (e aiuto locandiere a tempo perso) riesce a tenere testa a un sicario professionista capace anche di qualche giochetto di magia. Qui l’autore utilizza la FORTUNA per togliere Narog dai guai e permettere alla trama di seguire il proprio corso. Adesso io mi domando: Narog è un cacciatore che ha disseminato trappole di cui conosce esattamente l’ubicazione, vive nel villaggio accanto alla foresta e saprebbe percorrerla anche a occhi chiusi, perché quindi ricorrere alla fortuna? Sarebbe stato molto più credibile e carino narrare la difficoltà di Narog nel respingere gli attacchi del nemico (un gatto che gioca col topo in attesa di sferrare il colpo finale) fino a quando, stremato e resosi conto dell’impossibilità di competere, conduce il sicario dove vuole lui, dove sa essere posizionata una delle sue tante trappole. Non sarebbe stato più carino? Forse l’autore voleva paradossalmente rendere così più credibile la situazione in cui si era cacciato il povero Narog, spaventato e confuso, pronto a ricevere il colpo mortale da non avere la presenza di spirito di trascinare il sicario in una delle sue trappole. Personalmente avrei apprezzato di più una mossa astuta da parte del protagonista, voi cosa ne pensate?

L’inizio mi ha perplesso ma Vincenzo Romano scrive bene, mi piace il suo stile semplice e diretto e la lettura è andata avanti abbastanza fluida. Devo però dividere il romanzo in due parti. La prima metà è riconducibile a un autore esordiente che sta piano piano cercando di trovare il suo stile. Alcune imperfezioni e varie incoerenze narrative fanno da cornice a una trama comunque scorrevole. L’autore aggiusta la mira e la seconda metà del libro acquista spessore narrativo. I protagonisti cominciano a sfoggiare il loro carattere e alcuni misteri vengono finalmente rivelati attirando l’interesse del lettore. Certo l’incompetenza dei sicari fa parecchio riflettere, così come non si riesce a capire quanto Kai, il compagno di Narog, sia effettivamente addestrato dopo tutto il percorso fatto con il suo maestro. Ci sono anche spunti interessanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente approfonditi: un esempio su tutti il tema del razzismo e della discriminazione. Tutto il romanzo si basa sui due protagonisti mezzosangue e su quanto la mescolanza di due razze sia mal vista, eppure nessuno capisce alla prima chi o cosa siano e nessuno li tratta a pesci in faccia. Dalle premesse sembrava che nel loro mondo ai mezzosangue gli sparassero a vista!

In conclusione: la lettura è piacevole, alla fine sono riuscito a provare empatia per Kai e Narog e il finale è in crescendo e sempre più intrigante. Come detto prima, divido il libro in due parti: la prima non mi ha soddisfatto, mentre  la seconda parte è buona  abbastanza da far passare le perplessità iniziali in secondo piano e invogliarmi a continuare a leggere. Quindi il mio voto finale è di tre stelle su cinque, anche perché Vincenzo Romano potrà soltanto migliorare e, se il seguito manterrà le aspettative create dal finale del primo libro, sarà sicuramente un libro migliore.

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