Questione di Feeling…

Oh guardiamo se il 2015 finisce in bellezza dopo il fallimento della mia azienda, i primi mesi da disoccupato trascorsi a lavorare nel campo per non pensare al futuro mio e della mia famiglia e tante altre piccole delusioni che non vale la pena nemmeno nominare.

Adesso siamo a novembre, un mese che non mi è mai stato particolarmente simpatico che però quest’anno si prospetta davvero interessante. Ebbene, il fondo credo di averlo toccato quest’estate, poi, con la nascita della mia principessina si è aperto un nuovo capitolo della mia vita e mi sono goduto la famiglia senza alcun rimpianto. Mi sono scoperto babbo bis e per la prima volta in vita mia ho vissuto la quotidianità. Poter fissare una visita medica o una commissione senza dover fare i salti mortali, cancellare dalla lista la miriade di cose da fare sempre rimandate è qualcosa di impagabile. Dopo dieci anni di pendolarismo con la sveglia alle 6:30 e il ritorno alle 18:30, mezzi e traffico permettendo, ho riscoperto la bellezza di portare mio figlio all’asilo e stare con la piccola quando la mamma è fuori per i suoi giri.

Inoltre, abituato ad allenarmi quattro volte alla settimana, tra lavoro e nascita del primo figlio avevo smesso di colpo e, dopo due anni di inattività, sentivo che il mio corpo stava andando alla deriva. Questi primi mesi di disoccupazione mi hanno dato la possibilità di rimettermi a posto, di ricominciare a fare tante cose a cui avevo dovuto rinunciare. Insomma questa NON è un’ode alla disoccupazione, ma a volte le persone corrono troppo e si dimenticano cosa sia veramente importante nella vita reale, fatta sì di soldi, ma anche di affetti dati e ricevuti. Potrò dire ai miei figli: “io c’ero, ci sono sempre stato!” E questa esperienza mi ha aperto gli occhi… chi se ne frega della carriera se non posso godere a pieno di quello che lo stipendio serve a mantenere al meglio: la famiglia. Quest’ultima frase sa tanto della favola “la volpe e l’uva” ma fatemela dire lo stesso.

Cavolo! Avevo iniziato a scrivere per dire tutt’altro e invece mi sono lasciato prendere dal sentimentalismo, forse perché oggi sono particolarmente ottimista, come si dice: “la crisi chiude una porta e apre un portone”. Non che si stia muovendo qualcosa di concreto sul piano del lavoro, però ho delle sensazioni positive e questa volta spero proprio di non sbagliarmi.

Ad ogni modo, lo scopo di questo articolo era parlare del romanzo fantasy, questo parto durato quasi tre anni che, come vi avevo anticipato, sta per giungere alla conclusione. Ebbene sì! Oggi io e l’editor abbiamo consegnato la versione definitiva del testo con tanto di dedica e ringraziamenti finali e, udite udite, la quarta di copertina che ho odiato con tutto il cuore per i motivi che ora vi spiegherò:

Come può un autore che ha sputato sangue sulla stesura della trama, la definizione dei personaggi e la creazione dell’ambientazione, ridurre il tutto a poche righe di descrizione? E, soprattutto per come sono fatto io, che le quarte di copertina nemmeno le leggo per evitare qualsiasi tipo di anticipazione (di solito mi lascio irretire dalla copertina e poi apro una pagina a caso o l’inizio e leggo un piccolo brano), come posso incuriosire i lettori senza rivelare niente? Insomma devo raccontare senza andare nel dettaglio, attirare i lettori senza anticipare niente… per me è stata la cosa più difficile!