Ema Angione

kronachiaDopo un mese frenetico dedicato al nuovo libro e al complicato e “familiare” periodo natalizio, ecco che riprendo con la recensione di un fantasy italiano che mi ha stupito, sorpreso e incuriosito. Soltanto per questi tre aggettivi varrebbe la pena di leggerlo. Come al solito scriverò una recensione “anomala” dove più che al dettaglio tecnico punterò a raccontare a modo mio cosa mi hanno trasmesso queste pagine.

Iniziamo dall’ambientazione: non si parla di continenti ma di una pangea dove il mondo orientale e occidentale sono fisicamente divisi da una barriera di acqua e montagne. I regni si raggiungono in pochi giorni di viaggio e questo evita superficialità ed errori anacronistici anche se, forse, la stilizzazione del mondo in cui le cronache si sviluppano rende il tutto un po’ troppo semplicistico.

La prima cosa che mi ha positivamente sorpreso è lo stile linguistico. Scorrevole, immediato, piacevole: una cronaca vera e propria che rende unico questo romanzo. Naturalmente il giudizio è soggettivo e data la sua particolarità, potrebbe non piacere a tutti.

Da applausi la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto l’analisi introspettiva e come l’autore riesce a farli interagire senza sbavature e senza mai uscire dalla trama con inutili riflessioni o descrizioni superflue. Al lettore sembra di essere risucchiato dalle pagine e di trovarsi in mezzo ai protagonisti come se potesse interagire con loro, confortarli, prenderli per mano e suggerire loro la cosa giusta da fare: molto coinvolgente.

Come ogni fantasy che si rispetti esiste il male, ma il male non è un signore oscuro, un’entità fisica, bensì un oggetto che ottenebra la mente di chi lo possiede rendendolo schiavo e impotente. Il maleficio si è manifestato, come è giusto che fosse, ma non sono riuscito a odiare la sua incarnazione e devo ammettere che non sono riuscito a scegliere con chi schierarmi e non farò spoiler quindi mi fermo qui…

Infine si vede un attento studio dell’ambientazione medievale, delle tecniche di guerra e delle armi; non sempre un romanzo fantasy riesce a trasportare il lettore in un periodo storico tanto diverso da quello moderno e il tutto con una semplicità disarmante.

Come avrete capito questo romanzo auto-conclusivo, seppur con qualche pecca più che normale in un romanzo di esordio, mi è davvero piaciuto proprio per la semplicità e originalità dello stile dell’autore. Complimenti Emanuele, per me è un sì!

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