Mario Micolucci – il Dono del Reietto

I Registri dell’Arena Volume I

Stavolta invece della sinossi, copio e incollo da Amazon una divertente presentazione del reietto protagonista di questo libro. La troverete alla fine di questo articolo così sarete costretti a leggere tutto per capire questo romanzo.

RECENSIONE: Mi sono approcciato a questo fantasy senza sapere nemmeno di cosa parlasse. Devo essere sincero, nemmeno la copertina mi attirava molto, non proprio accattivante per i miei gusti. E allora perché comprarlo e leggerlo? Non saprei, qualcosa mi ha spinto a farlo e meno male! Questo romanzo è quello che definirei una perla rara, certo dovete considerare che è stato scritto da un autore emergente con alcune pecche (come vari refusi), però il mio scopo oggi non è quello di fare le pulci al testo ma di esaltarne l’originalità.

Partiamo dallo stile di Mario Micolucci: divertente, fluido, a volte eccentrico, sovente fa dell’info dump il suo marchio di fabbrica. Perché info dump? Perché sommerge di informazioni, racconti, digressioni tirando in ballo decine di divinità, personaggi e creature che il lettore si ritrova ad ascoltare come un bambino a bocca aperta le storie inventate dal nonno prima di addormentarsi. Io odio l’info dump ma vi assicuro che in questo caso funziona, almeno per buona parte del romanzo. C’è stato un punto in cui il nostro autore ha esagerato inserendo una parte troppo appesantita, però a parte quelle pagine, mi sono divertito a immaginarlo mentre si inventava tutta quella caterva di aneddoti, collaterali alla storia principale, apprezzandone la fantasia e l’ingegno.

Bene, con l’info dump a trazione positiva questo romanzo ha guadagnato parecchi punti, d’altra parte mi sono perso nei tantissimi nomi citati. Non è sempre stato facile collegare le varie informazioni anche perché io sono il tipico lettore pigro. Considerate però che sono rimasto impressionato dalla quantità di razze e creature presenti nel romanzo, tutte molto ben caratterizzate con i loro punti deboli e di forza. La personalizzazione di ciascun personaggio è qualcosa di straordinario, per non parlare dei moltissimi colpi di scena. Troviamo di tutto, dall’omaggio a protagonisti dei fumetti a stereotipi moderni, dal saccente Cavian, al focoso ementalista del fuoco passando per il balbuziente marchese e all’impettito Jamenson. In mezzo a tante descrizioni tra il fantasy classico e il fantasy comico mi sono ritrovato a riflettere e a intravedere amici, colleghi, compagni di una vita descritti in queste pagine,

L’ambientazione è credibile e ben descritta, le pedine si muovono in una scacchiera circoscritta senza quindi rischiare inconsistenze temporali o sgradevoli stranezze. Un giusto mix tra scenografia e immaginazione lasciata al lettore, giusto come piace a me.

Mi sono lasciato alcune chicche per ultimo. La società degli umani… Mario Micolucci deve conoscere molto bene il mondo della nostra politica e dello spettacolo! Translato in un contesto fantasy con una tale semplicità da renderlo normale. Ma la società dei goblin… chapeau! I goblin fanno i goblin, punto. Cibo, montare femmine in calore, sopravvivenza del più forte, in una parola bullismo. Il protagonista Djeek, non ha nulla di eroico, anzi, è il peggior goblin che si possa immaginare e per questo è un reietto. Un reietto con un dono, quale dono? Sicuramente quello di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, di non avere acume (come un bambino che non sa filtrare le parole nel giusto contesto), che puzza, mangia ratti come se non ci fosse un domani e fa ribrezzo. Però nonostante questo è un goblin diverso perché curioso, con una parvenza di coscienza, un goblin che si evolve. Djeek rimarrà sempre nel mio cuore, mi ha strappato alcune risate come da tanto non mi capitava. Djeek è il mio eroe.

Ok, dopo questa dichiarazione di amore per un goblin reietto e puzzolente, passiamo alla trama. Mai banale, imprevedibile; ogni situazione, anche la più tranquilla può trasformarsi in un colpo di scena e questo fino all’ultima riga. Sembra tutto casuale, ma dietro c’è un profondo studio delle varie sotto-trame per far convergere il tutto dove deve andare, senza sbavature e con sincronismi molto buoni. Un goblin maldestro e speciale che per una serie di circostanze del tutto fortuite (o sfortunate) si trova a “fare branco” con personaggi completamente diversi da lui e tra loro. Un gruppo mal assortito in preda a quest guidate dalla casualità che di casuale non hanno niente. C’è tutto, innovazione, creatività. Magia elementale e runica, creature mitologiche e razze strambe, sicari, eroi di facciata, eroi che non sanno di esserlo, combattimenti, leggende etc etc. Una storia da leggere divertendosi e gustandone anche i dettagli più insignificanti. Ci sarebbe davvero troppo da dire e rischierei di fare spoiler. Questo libro lo consiglio a prescindere e se storcete il naso per dei refusi sappiate che questi si possono tranquillamente correggere ma raramente troverete un fantasy così fantasy.

Il voto finale sarebbe 4,5 stelle perché in alcuni parti risulta un po’ troppo ridondante con informazioni fuori dal contesto. Dal momento che devo scegliere tra 4 o 5 questa volta voglio premiare, come già detto, l’ingegno e la fantasia di Mario Micolucci e quindi Mario prendi e porta a casa queste 5 stelle!

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Chi è il Reietto? Si dice che il valore di un eroe si misuri attraverso gli encomi ricevuti da chi ha avuto l’onore di incrociarlo sul proprio cammino. Eccone alcuni esempi:

«Solo un babbeo può farsi cogliere di sorpresa da una tartaruga. Scommetto che era troppo veloce per te!»
Griz, aiuto-fattucchiera a Bocca del Verme

«Che sapore hanno i vermi della latrina? Dicono che tu li abbia degustati.»
Kitzo, giovane goblin

«Muoviti, imbecille! Che fai lì impalato!»
Hork, guardiano del Vivaio

«Il tanfo che sprigioni dalla tue mefitiche viscere è alquanto insopportabile! Se non cambi alimentazione, ci intossicherai tutti!»
Giro, Pellegrino di Givedon

«A quanto pare, non sei solo un reietto del tuo Dio, tuo malgrado, sei anche il suo flagello, stolto imbranato!»
Aliah, cignano decaduto.

«Puoi anche non legarlo, quel cretino l’ha fatto da solo!»
Marbel, capitano della guardia cittadina di Forte di Legno.

«Ehi cavian! Hai usato più di tre parole con quell’acefalo e lo sforzo per capirti gli hai mandato in pappa il cervello. Incredibile!»
Fagorn, elementalista del fuoco.

«Questo qui è idiota sul serio!»
Duko, Condottiero della Legione.

«Lo so, sei un allocco: sei addirittura riuscito a ingannarti da solo!»
Strub, accalappialupi.

«Cafone!»
Stevania Dhavor, cantastorie.

Visita il blog dedicato al romanzo:
http://lalunaclessidra.blogspot.it/

 

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