Alessandro Bugliazzini – Le cronache di Ravanphis

RavanphisSINOSSI: Il mondo di Ràvanphis è profondamente diviso dal mare e da insormontabili montagne.
Pharados, un uomo dai poteri quasi divini e mosso dal rancore più profondo, viene cacciato dal luogo in cui è nato fino ad arrivare ad una terra lontana, dove non può essere ostacolato e sulla quale costituisce il proprio impero. La crudeltà e il potere dei suoi discendenti si affievolisce con il passare dei secoli, fino al giorno in cui uno di questi, l’imperatore Tusna, inizia a comprendere quanto gli è stato segretamente tramandato e il desiderio di vendetta all’interno della propria essenza.
Un uomo coraggioso, Farthan, accompagnato da Kalatur, uno strano e misterioso criminale che lui considera come la propria nemesi, partiranno per volere di Tusna alla volta di Tyrnémos, le terre ad ovest dell’impero oltre un grande mare; tanto lontane da essere sconosciute agli abitanti dell’impero e cariche di una magia che tutti credono inesistente.
Ma Tyrnémos si rivelerà il luogo peggiore nel quale potessero capitare; l’influenza degli antichi poteri di quelle terre, le sue maledizioni e un terribile esercito nero, si riveleranno tanto forti da rendere la sorte di ogni suo abitante, o viaggiatore, una continua sfida contro l’orribile e mortale natura di quei luoghi.

Link su Amazon il primo volume è scaricabile gratuitamente:

Le cronache di Ravanphis – L’isola nera vol ILe cronache di Ravanphis – L’isola nera vol I

RECENSIONE:

Ecco un libro per il quale smaniavo di scrivere una recensione, tanto da leggere solo il primo volume e lasciarmi gli altri due per tempi più tranquilli. In pratica, le Cronache di Ravanphis è un romanzo scritto davvero bene, che nonostante la ricchezza di dettagli e descrizioni non risulta mai pesante. Il lettore scopre lo stile di vita dei soldati dell’impero contrapposta a quello dei mercenari, pagina dopo pagina, non c’è moltissima azione ma il colpo di scena è servito come dovrebbe: quando uno meno se l’aspetta. Chi è l’imperatore? Quali sono i suoi progetti e perché ha scelto proprio due protagonisti così contrapposti e in conflitto tra loro? Il giovane e fedele all’impero capitano Farthan contro lo spietato Kalatur dal passato misterioso. Gli eventi porteranno i due capitani a dover trovare un equilibrio, è come se fusi insieme costituissero il personaggio perfetto. Va bene, mi sono lasciato trasportare dall’entusiasmo perché davvero l’autore riesce a condurti per mano, lasciandoti scoprire ogni più piccola sfaccettatura accompagnando il tutto con una scenografia molto accurata. Sembra quasi esserci su quelle maledette navi, si vede lo studio che c’è dietro, la volontà di rappresentare i personaggi per come dovrebbero essere senza lasciare spazi a romanticismi o inutili buonismi. E immaginatevi un po’ tutto quello che può succedere tra due equipaggi completamente diversi costretti ad affrontare un viaggio dove niente, nemmeno la meta o la stessa sopravvivenza, può essere dato per scontato.

Ho corso troppo, torno un attimo indietro e vi racconto un aneddoto che giustificherà il mio voto finale, a sorpresa. Il prologo… Ho dovuto rileggerlo almeno due volte e ora ve ne spiegherò il motivo. La prima lettura mi ha lasciato talmente basito che più volte stavo per chiudere il libro e lasciarlo lì sul comodino… meno male ho perseverato perché mi sarei perso una gran bella storia. Il prologo, che da manuale dello scrittore dovrebbe essere il pezzo forte, quello che insieme alla quarta e alla copertina danno la spinta in più a un potenziale lettore di acquistare il libro, è come se fosse un corpo estraneo al resto del romanzo. Lento, macchinoso, contorno, frasi lunghissime farcite di aggettivi. Poi arrivi a leggere il primo capitolo e la trama e i suoi personaggi ti travolgono come un fiume in piena lasciandoti a bocca aperta per lo stupore. A quel punto non resta che rileggere il prologo e sperare che per qualche balzana idea dell’autore quelle prime pagine sono state scritte in maniera diversa con premeditazione e coscienza; magari l’autore risponderà a questa domanda J.

Quindi, storia appassionante, scritta molto bene, personaggi che dovrebbero rappresentare il male e il bene contrapposti che si scambiano di ruolo e addirittura spesso mi sono trovato a provare simpatia per il cattivo di turno; dialoghi interessanti, mai banali, direi quasi frizzanti come la brezza mattutina e pungenti come l’acqua salmastra. Pathos, empatia, curiosità di andare avanti e il consiglio spassionato all’autore di modificare il prologo perché queste prime pagine oggi gli hanno fatto perdere una stella: voto 4 stelle su 5 per Alessandro Bugliazzini e le sue cronache di Ravanphis!

Annunci